L’indovino Fineo (Odissea, Argonautiche) è stato privato del bene della vista da Zeus, il quale in più ha provveduto che le arpie gli rovinino tutti i pasti: come scrive l’alunna Sara, «le Arpie trasformavano il piacere del pasto in una cosa ripugnante. Infatti quando giungevano a tormentare il vecchio gli lasciavano in bocca e nell’aria un odore insopportabile», divorando il cibo del vecchio indovino e sporcando con le feci il cibo e corrompendo l’aria.

E dunque oggi, 13 ottobre, si torna. Assez. Nella notte mi sveglia una rumorosa procedura d’arresto, un ubriaco. Ho più tempo del solito, e posso occuparmi dei tappi.
Li ho già mostrati in un altro post, sono i tappi delle 96 bottiglie di nutrizione artificiale spedite a Perpignan – ad Atene ne avevo poche, ho patito.
Insomma, ho scritto Perpignan, niente di che, e ora li butto, pucci. Mi ha fatto piacere toccarli, disporli, per ricordare gli atti consueti della mia sopravvivenza – stappare la bottiglia, versarla, collegare alla pancia il dispositivo, aggiornare il diario col numero di bottiglie…
Noi uomini a orologeria sappiamo apprezzare i tic… tac… ritmati bene.

 

 

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Inizio qui un’indagine sulla letteratura, titolo Altri modi di mangiare. Se qualcuno trova qualcosa, me lo segnali per favore.

Dal Barone di Münchhausen:

[Gli abitanti della Luna] non spendono gran tempo per i loro pasti; hanno, sul fianco sinistro, un piccolo sportello; lo aprono e gettano la porzione tutt’intera nello stomaco; dopo di che lo richiudono e un mese dopo ricominciano l’operazione. Non fanno dunque che dodici pasti all’anno, sistema che ogni persona sobria troverà molto superiore a quello usato da noi.

Va confrontato Luciano di Samosata. A proposito di pancia, il Barone prosegue:

Gli abitanti della Luna si servono del loro ventre come noi della borsa; vi ficcano dentro tutto ciò di cui hanno bisogno, l’aprono e lo chiudono a volontà come il loro stomaco, poiché non hanno l’imbarazzo delle budella, del cuore e del fegato.

A presto con altre – nuove – forme di nutrizione!

Grazie a Fabio e al suo bel fotografare.

Il bellissimo giubbotto da biker di Valentino.
Con una foto aggiunta: insieme a Fabio a Port Bou. Ma questa è un’altra storia…

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Sì, mi son fatto un regalo.

Non è ecopelle, sigh, ma è di una mucca evidentemente morta contenta, forse carezzata a morte.

Insomma, è che torno a scuola dopo un anno e mezzo, inch’allah, e mi meritavo ben un regalo per questo.

L’escursione di oggi a Villefranche sui Pirenei ha con sé motivi di piccole felicità che non stanno nelle foto.

È stato sì felice il pranzo, con quel bel paté mi-cuit, commovente, e poi il succo di ibisco, il succo di mela, una fougasette che ha preso Valentino; ma poi felice sentire sulla nostra testa il gigante del Canigou, la mistica Montagna dei Catalani, e percepire il sole, e le pietre medievali antiche e pazienti, e godersi la fragilità delice dei quasi-ultimi-giorni in Francia.

Felicissimo fare le piccole compere, e sorridere, ascoltare e raccontarsi.

Spiegavo a Valentino che secondo i Greci le felicità a volte attirano l’invidia degli dei. Lui ha detto una parolaccia ai Greci, ed è tornato a interessarsi al suo sandwich Subway.

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